Tiny Core Linux su Eee PC 701

domenica, 13 settembre, 2009

Negli ultimi giorni mi sto dedicando a scoprire Tiny Core Linux, una distribuzione minimalista, appena 10 MB, ma piena di idee interessanti. Non deriva da nessuna delle distribuzioni più conosciute, ma l’autore si è fatto le ossa con Damn Smal Linux, mutuando da questa distro l’attenzione alla leggerezza e al minimalismo.

Oltre al peso ridottissimo, Tiny Core ha tempi di boot da record (qualche secondo), un pannello di controllo che consente di configurare, tra le altre cose, la scheda di rete, i punti di mount, avviare un server SSH, TFTP.

Inoltre Tiny Core è dotata di un gestore delle applicazioni che consente di installare moltissimi programmi per renderla in tutto e per tutto una distribuzione completa. Con poche e semplici operazioni sono riuscito a installare Tiny Core 2.3 su una scheda SD presente sul mio Asus Eee PC 701, che al momento è equipaggiato con Jolicloud sull’hard disk SSD.

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Molto spesso le funzionalità di base offerte da WordPress non bastano, soprattutto se si vuole mettere in piedi un blog che abbia funzionalità simili a un vero e proprio CMS. In giro si trovano parecchi post sull’argomento, molti elencano liste di plugin più o meno utili.

Ecco la mia personale lista dei migliori plugin per “trasformare” WordPress in un CMS:

  • Exec PHP: plugin indispensabile per includere codice PHP nei post, pagine e nei widget. Utilissimo per sfruttare la versatitilità di PHP in WordPress.
  • Role Manager: consente di modificare i privilegi dei ruoli predefiniti di WordPress o creare nuovi ruoli personalizzati secondo le proprie esigenze
  • Stealth Publish: consente di pubblicare qualsiasi post senza farlo passare dalla home page, visualizzandolo direttamente nell’archivio per categoria. Il plugin si avvale di un custom field per il suo funzionamento.

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Prima di partire per le vacanze (maledizione sono quasi finite…) avevo installato KDE su Ubuntu 9.04 ricorrendo al comando:

sudo apt-get install kubuntu-desktop

Installando il metapacchetto “kubuntu-desktop” si installa tutto il necessario per avere KDE su Ubuntu.

Il problema, nel mio caso, è sorto nel momento in cui ho deciso di rimuovere KDE. Ho provato inizialmente a dare il comando:

sudo apt-get --purge remove kubuntu-desktop

Ma in risposta ho ricevuto un codice errore relativo a kubuntu-docs e di conseguenza l’impossibilità di rimuovere kubuntu-desktop.

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Provare Jolicloud su VirtualBox

giovedì, 6 agosto, 2009

Grazie a un invito “elemosinato” da @mindgap, sono riuscito finalmente a provare Jolicloud (questi di Jolicloud sono veramente lenti a invitare nuovi utenti). In realtà, già dalla scorsa settimana avevo trovato comunque il modo di mettere alla prova Jolicloud Alpha 2 su Eee PC 701 ricorrendo alle maniere forti (cioè scaricando l’immagine da The Pirate Bay).

L’impressione, nonostante queste interfacce per netbook non mi convincano ancora troppo, è stata buona: il sistema è reattivo e l’usabilità è molto buona, soprattutto considerando le ristrette dimensioni dell’Eee PC 701. Per ora il Samsung NC10 è “rimasto a guardare” e sinceramente non penso che rinuncerò a Ubuntu 9.04. Con uno schermo da 10 pollici come quello del Samsung l’interfaccia “classica” di Gnome va più che bene.

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Sta circolando nel forum di My Digital Life il primo crack funzionante per attivare Windows 7 RTM. È stato realizzato da Hazar utilizzando un metodo interessante anche se, tutto sommato, simile a quanto già accadeva con Vista. Come spiegato a pagina 63 del thread da Hazar stesso:

This is based on Vista loader, and basically I have used grub4dos and integrated a menu.lst file in it, which cotains a command to boot vista with the acpi function which loads a SLIC table, and I’ve hardcoded the slic into GRLDR by using a “sandwich” batch file I made (copy loader part1 + SLIC + part2 and combie in binary mode, lets me me expermiment with different OEM’s with ease). So yes I load the SLIC table using grub4dos’s inbuilt acpi function and then just used an SLP 2.0 HP cert and the Windows 7 ultimate leaked product key

In pratica, è stato inserito in GRLDR di grub4dos sia il menu.lst idoneo a effettuare il boot di Seven, sia la SLIC table adatta a ingannare il sistema, facendogli credere di essere installato su un PC OEM originale. Come detto, il metodo è praticamente uguale a quanto già accadeva con Vista e il System Locked Preinstallation.

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Windows 7 è un buon sistema, un Vista second edition fatto bene, dunque vale la pena provarlo, anche sui netbook. L’ho testato sul mio nuovo Samsung NC10 e devo dire che in quanto a performance e usabilità si piazza un gradino sopra a XP. L’unica grossa “fregatura” se si vuole installarlo in multiboot con altri sistemi operativi è il boot loader di Windows 7. Microsoft ce l’ha messa tutta per renderlo completamente differente da quello di XP e decisamente restio a coabitare con altri sistemi.

Ecco la situazione che ho dovuto affrontare: Windows 7 installato come terzo S.O. dopo XP e Ubuntu 9.04, con GRUB installato nel master boot record (MBR) e utilizzato per avviare i diversi sistemi.

In fase di installazione, Windows 7 non chiede nulla sulla presenza di altri sistemi e installa il suo boot loader nel master boot record, eliminando GRUB. Ma non è tutto, Seven installa nella root della partizione di Windows XP il suo boot manager bootmgr, e la cartella “boot” contenente i file necessari al boot loader. In questo modo però formattando la partizione di XP, si perderà la possibilità di avviare Windows 7.

Ma andiamo per gradi: la prima cosa da fare dopo l’installazione di Seven è riavere un boot loader degno di questo nome, cioè reinstallare GRUB.

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Personalizzare FreeBSD 8: primi passi

mercoledì, 22 luglio, 2009

freebsd sysinstall

freebsd sysinstall

Da qualche giorno sto “smanettando” con FreeBSD 8 Beta 2. L’idea è quella di prendere confidenza con il sistema gradualmente e arrivare col tempo a effettuare un upgrade binario, ricompilare il kernel e in generale avere un buon controllo del sistema nei suoi aspetti fondamentali.

Ho effettuato un’installazione solo testo su VirtualBox 3 utilizzando “8.0-BETA2-i386-disc1.iso” così mi sono evitato la “fatica” di dover tirare giù la DVD ISO.

Ho dedicato tutto lo spazio su disco trattandosi di un’installazione su macchina virtuale e ho scelto il minimo indispensabile per quanto riguarda i pacchetti da includere. Terminata l’installazione mi sono trovato così difronte un sistema solo testo, piuttosto differente rispetto a Gnu/Linux. La prima cosa di cui ho sentito la mancanza è stata la bash. Per installarla ho fatto ricorso a sysinstall.

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