Mi ero ripromesso dalla sua uscita, avvenuta qualche giorno fa, di provare ClarkConnect 5.0, distribuzione molto interessante per la sua versatilità e facilità d’uso. È infatti possibile utilizzarla come gateway, firewall, antivirus, fileserver, mailserver, come appliance per il content filtering e la gestione della banda etc. ClarkConnect è interamente gestibile attraverso un’interfaccia web, anche se è possibile ricorrere alla linea di comando per effettuare operazioni avanzate sulla distribuzione che è interamente basata su CentOS 5.

L’installazione su VirtualBox 3.0.2 ha impiegato davvero un tempo record: meno di 9 minuti per il trasferimento di tutti i file della distribuzione su disco. Al reboot non ho dovuto far altro che connettermi all’interfaccia web (che risponde convenzionalmente all’indirizzo https://192.168.1.1:81 modificabile a piacimento) per amministrare l’appliance. Nel mio caso, non ho configurato ClarkConnect come gateway, ma ho abilitato soltanto il modulo antivirus, il bandwidth manager e poco altro.

L’impressione è di un’appliance molto ben fatta, con un’interfaccia di amministrazione degna di un prodotto commerciale e altamente espandibile. Il fatto che sia basata su CentOS la rende un prodotto solido e interessante anche per le capacità di aggiunta/rimozione di software ricorrendo a yum. Dopo il “continua” ho caricato una galleria di immagini dell’installazione e qualche screenshot dell’interfaccia web.

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Ieri, preso da compulsione all’acquisto di qualcosa di tecnologico, ho deciso di andare in cerca di una stampante. La scelta è ricaduta su una Lexmark X4650, una multifunzione con incorporato un modulo Wi-Fi, una caratteristica molto comoda per avere un print server in casa, senza dover collegare la stampante a nessun PC.
Su Windows l’installazione è stata molto semplice, a dire il vero XP non ha avuto alcun problema, mentre per Vista sono dovuto ricorrere a driver scaricati dal sito di Lexmark.

Purtroppo le “grane” sono arrivate nel momento in cui ho deciso di vedere se Ubuntu riconosceva la stampante. Sono andato in “Amministrazione” quindi in “Stampa” e ho provato ad aggiungere il modello ma ovviamente nessuna traccia della X4650. Così mi sono messo a cercare in Rete e purtroppo le notizie sono state pessime. Nell’OpenPrinting Database, la Lexmark X4650 è contrassegnata con un definitivo “paperweight”, insomma su Linux la stampante non ha altra funzione di un contenitore per la carta, e non è stato aggiunto alcun PPD che possa aiutare.

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mandriva seed

mandriva seed

Con Mandriva 2009.1 sono state introdotte alcune novità interessanti: SpeedBoot per aumentare la velocità di avvio, ampia compatibilità con tutti (o quasi) i netbook sul mercato, e nuove immagini ISO ibride, facilmente installabili su pendrive USB. Grazie al nuovo tool Mandriva Seed (lo vedete nello screenshot), scaricabile da qualsiasi mirror della distro dalla cartella /devel/tools, ho deciso di trasferire la ISO di installazione su una pennetta USB da 2 GB.

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CentOS 5.3 netinstall su VirtualBox

domenica, 5 aprile, 2009

Nelle ultime settimane sto facendo qualche piccolo passo verso le distro “rpm based”. Prima ho dato una chance a Fedora 11 Beta ma, almeno su VirtualBox, le prove fatte sono state deludenti. Lento in maniera imbarazzante in avvio, il LiveCD della Beta non ha brillato neppure una volta caricata l’interfaccia grafica. Eppure alla macchina virtuale avevo dedicato 512MB. Comunque non mi sono dato per vinto e ho voluto dare un’altra possibilità alle derivate di Red Hat uscite nelle ultime settimane provando CentOS 5.3.

Per l’installazione su VirtualBox ho utilizzato la netinstall.iso, CentOS-5.3-i386-netinstall.iso, scaricabile da uno dei tanti mirror. Grazie a questa ISO minimale si può installare la distribuzione scaricando i pacchetti necessari da Internet, utilizzando i repository messi a disposizione. Basta impostare come metodo di installazione “HTTP” e fornire un mirror e un path adeguato. Nel mio caso ho inserito:

server: mirror.centos.org
path: centos/5.3/os/i386

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SUSE Studio Screencast from Matteo on Vimeo.

Questa mattina ho ricevuto un codice di invito per provare SUSE Studio, un servizio web che permette di creare delle versioni personalizzate di openSUSE. Ne avevo letto qualche mese fa e quasi me ne ero scordato. Dopo averlo provato per qualche ora questa mattina, posso dire che ne sia valsa davvero la pena: è semplicissimo, completo e veloce.

In qualche minuto sono riuscito a creare una appliance personalizzata di openSUSE, solo testo, l’unica cosa che ho aggiunto è stato Apache. In pochi minuti sono riuscito a creare un web server minimale, applicando le configurazioni volute e riuscendo addirittura a testarlo online. Dopo la fase di “Build” dell’appliance è infatti a disposizione un pulsante “Test Drive” che permette di avviare l’appliance creata online servendosi di un applet Java.

Penso che una volta aperto al pubblico diventerà molto popolare e forse, grazie alla sua semplicità, riuscirà ad allargare anche il numero di utilizzatori di openSUSE.

Mentre provavo il servizio ho deciso di realizzare uno screencast e caricarlo su Vimeo (lo vedete embeddato nel post), non è eccezionale come screencast (quello fatto dal team openSUSE ha di certo uan qualità migliore) ma spero dia un’idea di quanto è semplice e completo SUSE Studio.

Una curiosità: SUSE Studio gira su web server Mongrel, l’ennesimo riconoscimento della potenza di Ruby.

Test: Caos Linux NSA 1.0.8

sabato, 28 febbraio, 2009

system profile

system profile

Giorni fa ho letto una notizia su Distrowatch relativa a Caos Linux NSA, una distribuzione adatta a high performance computation (HPC), server e appliance (firewall, NAS etc.).

Incuriosito, ho deciso di provarla su VirtualBox 2.1.4 (usando come template RedHat) e devo dire di esserne rimasto piacevolmente colpito. Si tratta di una derivata di RedHat/CentOS veramente veloce e dotata di tool molto potenti per la gestione del sistema. In fase di installazione Caos Linux utilizza un installer scritto “from scratch” chiamato Cinch. Selezionando l’opzione “autoinstall” il sistema viene installato senza che l’utente debba rispondere ad alcuna domanda: vengono create 2 partizioni, “/” “boot”, formattate con ext3 e creato uno swap. Terminato il partizionamento inizia il vero e proprio processo di installazione che è completamente automatizzato. L’utente vede solo una percentuale crescente.

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Pur avendo provato un po’ tutte le distribuzioni per Eee PC 701, sono rimasto sempre fermo alla Xandros (con EasyMode compreso) preinstallata sul netbook di Asus. Esistono molti progetti interessanti ma a mio avviso ognuno manca di qualcosa: alcune distro sono troppo pesanti, altre hanno bisogno di smanettare un po’ per avere il wireless funzionante, altre hanno un’interfaccia grafica poco usabile sul netbook Asus.

Per caso qualche giorno fa, in un (sempre più raro) momento libero ho deciso di dare una chance a CrunchEee, una versione per Eee PC di CrunchBang Linux, derivata di Ubuntu che recentemente ha avuto ottime recensioni su Lifehacker.

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